Claudio Guttadauro – Esperto in Diritto Nuove Tecnologie e Privacy – 28 Febbraio 2018

//Claudio Guttadauro – Esperto in Diritto Nuove Tecnologie e Privacy – 28 Febbraio 2018

Claudio Guttadauro – Esperto in Diritto Nuove Tecnologie e Privacy – 28 Febbraio 2018

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Città Metropolitana di Milano in collaborazione con Laboratorio Industry 4.0

“INTER CITY 4.0” – terza ed ultima fermata – Milano, 28 Febbraio 2018 – Palazzo Isimbardi

CITTADINI GENERATORI DI DATI A LORO INSAPUTA

Sintesi intervento a cura di Claudio Guttadauro

Emanuele Severino ha affermato “Dio è il primo tecnico. La tecnica è l’ultimo dio”. Con tali termini Severino descrive “la tendenza fondamentale del nostro tempo”, ovvero l’abbandono, da parte della tecnica, del suo carattere strumentale, per assurgere a fine in sé, esponendo l’uomo al rischio di divenire, paradossalmente, egli stesso strumento della tecnica anziché suo Signore.

La rivoluzione – di questo di tratta – determinata da internet (nelle sue ultime declinazioni: of things, of toys, of beings) e dall’intelligenza artificiale, ci induce ad alcune importanti riflessioni.

Presto ogni oggetto attorno a noi, persino il nostro abbigliamento, sarà connesso ad internet: si stima che in 10 anni vi saranno 150 miliardi di sensori in rete, 20 volte di più della popolazione mondiale. Ogni cosa, dunque, sarà “smart”: non solo i telefoni ma anche le nostre auto, le nostre case, le nostre città, i giocattoli dei nostri figli, cerotti e misuratori che indossiamo; l’internet degli oggetti (of things) e l’analisi dei big data generati si incontreranno, a breve, con l’intelligenza artificiale e i sistemi biometrici. Tale inevitabile sviluppo sarà fautore ovviamente di un importante miglioramento della qualità della vita dei cittadini, che saranno liberi dal carico di molte incombenze quotidiane e potranno concentrarsi in nuove possibilità prima precluse. Peraltro, tale processo di connessione di tutti gli oggetti deve essere governato con lungimiranza, per minimizzare i rischi cui già oggi questi fenomeni espongono tutti gli individui.

Con l’avvento di internet (of things, of toys, of beings), la tecnologia digitale da mero “strumento” si è fatta “dimensione, ecosistema” in cui siamo così profondamente immersi da non renderci conto, fino in fondo, delle sue implicazioni e delle “tracce”, delle “scie digitali” che produciamo: vivendo, siamo veri “generatori di dati”.

Pensiamo alle cd. “tecnologie indossabili”: l’individuo è modificato nella sua stessa fisicità: incorpora la tecnica e, quindi, la predisposizione al “controllo”. Il corpo diviene una password che rende accessibile a chiunque la nostra identità più remota; la fisicità è ridotta a superficie di scrittura di un’identità indifesa.

Tale crescente invasività del digitale e degli algoritmi in tutte le dimensioni della nostra vita, porta alla necessità di rivendicare un ruolo attivo per il nuovo “homo digitalis” dei nostri giorni, sempre più immerso in uno sciame di dati generati «inconsapevolmente», che arrivano anche dal nuovo fenomeno dell’IoB (Internet of Beings). Enormi quantità di Dati su di noi e sull’ambiente in cui viviamo, sempre più scientificamente trasformati in Big Data da soggetti terzi per fare business, letteralmente, sulla nostra pelle.

Dati che generiamo e che ci seguono, ormai, come un’ombra e che ci impongono quindi la necessità di rivendicare un ruolo attivo e consapevole rispetto ad un predominio tecnologico sempre più totalizzante e difficile da arginare e perimetrare.

È fondamentale, in questo scenario, riflettere sulle modalità con le quali sia possibile garantire la privacy delle persone e… dello sciame digitale che le persone, “inconsapevolmente” forniscono.

Il primo passo da svolgere è acquisire la “consapevolezza” del nostro agire in tale nuova “dimensione” della società, con responsabilità (ovvero attraverso l’esercizio di consapevolezza ed azione nella società), per rivendicare ed attuare il diritto fondamentale della libertà dell’individuo.

Solo in tal modo potremo “governare” ed essere “domini”, “Signori” e non “meri oggetti” connessi.

La salvaguardia dell’autodeterminazione informativa, dell’autonomia e della responsabilità delle scelte – articolata non soltanto nei vari istituti del consenso informato, ma anche nella valutazione di impatto privacy, della minimizzazione del trattamento, della protezione sin dalla progettazione e per impostazione predefinita – è in questo senso presidio essenziale per mantenere il governo sulle nostre tracce digitali, che più di ogni altro aspetto concorrono oggi a definire la nostra identità e, con essa, la nostra libertà.

In tale scenario, il fondamentale presupposto per la dignità e quindi anche per la libertà dell’uomo è la protezione di ciò che, come i suoi dati personali, lo caratterizza più emblematicamente e tale diritto rappresenta una straordinaria risorsa per mantenere la persona, nella sua libertà e nella sua responsabilità, al centro della società digitale quale consapevole padrone delle proprie scelte.

Il comportamento dei cittadini è fondamentale per influenzare l’impatto che posso avere le tecnologie sugli individui, per essere “padroni” e non “meri oggetti”, dominarle e controllarle e non essere dominati e controllati: è una questione di LIBERTA’.

Le informazioni su come difendersi ed acquisire consapevolezza ci sono e sono i cittadini a dover costruire questa consapevolezza…e, grazie anche a queste iniziative di comunicazione, lo stanno già facendo.

2018-03-12T13:50:16+00:00